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April 3, 2025, 6:56 am

Italian Poet, Ivan Pozzoni Biography and poetry

Md. Sadiqur Rahman Rumen
  • প্রকাশিত: Saturday, March 1, 2025,
  • 218 বার পড়া হয়েছে

Ivan Pozzoni

Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976. Ha introdotto in Italia la materia della Law and Literature. Ha diffuso saggi su filosofi italiani e su etica e teoria del diritto del mondo antico; ha collaborato con con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2007 e 2024 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi Introversi, Mostri, Galata morente, Carmina non dant damen, Scarti di magazzino, Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni, Cherchez la troika e La malattia invettiva con Limina Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il Guastatore, con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni e Kolektivne NSEAE con Divinafollia. È stato fondatore e direttore della rivista letteraria Il Guastatore – Quaderni «neon»-avanguardisti; è stato fondatore e direttore della rivista letteraria L’Arrivista; è stato direttore esecutivo della rivista filosofica internazionale Información Filosófica. Ha fondato una quindicina di case editrici socialiste autogestite. Ha scritto/curato 150 volumi, scritto 1000 saggi, fondato un movimento d’avanguardia (NeoN-avanguardismo, approvato da Zygmunt Bauman), e steso un Anti-Manifesto NeoN-Avanguardista, È menzionato nei maggiori manuali universitari di storia della letteratura, storiografia filosofica e nei maggiori volumi di critica letteraria.Il suo volume La malattia invettiva vince Raduga, menzione della critica al Montano e allo Strega. Viene inserito nell’Atlante dei poeti italiani contemporanei dell’Università di Bologna ed è inserito molteplici volte nella maggiore rivista internazionale di letteratura, Gradiva. I suoi versi sono tradotti in venticinque lingue. Nel 2024, dopo sei anni di ritiro totale allo studio accademico, rientra nel mondo artistico italiano e fonda il collettivo NSEAE (Nuova socio/etno/antropologia estetica) [https://kolektivnenseae.wordpress.com/].

Ivan Pozzoni was born in Monza in 1976. He introduced Law and Literature in Italy and the publication of essays on Italian philosophers and on the ethics and juridical theory of the ancient world; He collaborated with several Italian and international magazines. Between 2007 and 2024, different versions of the books were published: Underground and Riserva Indiana, with A&B Editrice, Versi Introversi, Mostri, Galata morente, Carmina non dant damen, Scarti di magazzino, Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni, Cherchez la troika e La malattia invettiva con Limina Mentis, Lame da rasoi, with Joker, Il Guastatore, with Cleup, Patroclo non deve morire, with deComporre Edizioni and Kolektivne NSEAE with Divinafollia. He was the founder and director of the literary magazine Il Guastatore – «neon»-avant-garde notebooks; he was the founder and director of the literary magazine L’Arrivista; he is the editor and chef of the international philosophical magazine Información Filosófica. It contains a fortnight of autogérées socialistes edition houses. He wrote 150 volumes, wrote 1000 essays, founded an avant-garde movement (NéoN-avant-gardisme, approved by Zygmunt Bauman), and wrote an Anti-manifesto NéoN-Avant-gardiste. This is mentioned in the main university manuals of literature history, philosophical history and in the main volumes of literary criticism. His book La malattia invettiva wins Raduga, mention of the critique of Montano et Strega. He is included in the Atlas of contemporary Italian poets of the University of Bologne and is included several times in the major international literature magazine, Gradiva. His verses are translated into 25 languages. In 2024, after six years of total retrait of academic studies, he return to the Italian artistic world and melts the NSEAE Kolektivne (New socio/ethno/aesthetic anthropology) [https://kolektivnenseae.wordpress.com/].

LA GENERAZIONE BOMBARDATA

 

Bivaccando tra aedi senza nome, casse di risonanza trascese da fitte di mal di denti,

chiamo a raccolta mostri mascherati dal dolore e dall’angoscia sotto i bombardamenti

abili funamboli sulle corde dell’incanto, o del disincanto,

stelle comete a intermittenza.

 

Rifuggendo desideri di Maurizio Costanzo Show,

da vati anni ‘ottanta, scendiamo in strada a cantare, 

e a subire cariche come animali in batteria, 

senza mai arrenderci davanti all’intrallazzo 

creato da statisti estranei ad ogni imbarazzo.

 

 

THE BOMBED GENERATION

 

Bivouacking among nameless bards, sounding boards transfixed by twinges of toothache,

i summon monsters masked by pain and anguish under bombardment

skilful tightrope walkers on the strings of enchantment, or disenchantment,

intermittent comet stars.

 

Shunning wishes of the Maurizio Costanzo Show,

like eighties vates, we take to the streets to sing, 

and to endure charges like animals in battery, 

never surrendering to the scheming 

created by statesmen alien to all embarrassment.

 

FUORI DAGL’ISCHEMI

 

Provateci, una volta nella vita, a smetter di vivere fuori da ogn’ischema,

senza costanti interruzioni d’inchiostro alla vena del fonema,

in modo che la crisi occidentale si traduca in crisi occipitale,

col risparmio di formiche incrementano i consumi di cicale.

 

Come hai smesso di leggere, smetti almeno di scrivere

«pubblico» che non esisti e ci costringi a vender libri come aspirapolvere,

Porta a Porta, dove Novi Aldi vanno in Vespa e ritornano Bompiani,

dopo aver abbandonato la nave di Teseo, in sentore d’uragani.

 

Questo è il secolo, o il millennio, dell’artista mestierante

non sapendo fare niente ti accontenti di restare figurante,

tra i vari attori e attrici smaliziati del mercato editoriale

disposti a regalare i figli a un rom in cambio di un cm di scaffale

nella prestigiosissima libreria Feltrinelli della tua città

non vuoi smetter di vivere fuori dagl’ischemi, c’aggia fa?

OUT OF ISCHEMS

 

Try, once in your life, to stop living outside each ischeme,

without constant ink interruptions to the vein’s phoneme,

so that the western crisis becomes an occipital crisis,

with the saving of ants increase the consumption of cicadas.

 

As you stopped reading, at least stop writing

‘public’ that doesn’t exist and forces us to sell books like vacuum cleaners,

Porta a Porta, where Novi Aldi goes on Vespa and returns Bompiani,

after abandoning Theseus’ ship, in whiff of hurricanes.

 

This is the century, or the millennium, of the professional artist

not knowing how to do anything, you are content to remain a figurehead,

among the various shrewd actors and actresses of the publishing market

willing to give their children to a rom in exchange for an inch of shelf space

in the prestigious Feltrinelli bookshop in your town

you don’t want to stop living out of ischems, c’aggia fa?

ME NE FREGO

 

Da un ventennio, circa, è tornato di moda il motto «Me ne frego»,

mandrie di decerebrati stitici, tutti, alla ricerca della rehabilitierung dell’ego,

mattoncino su mattoncino, con la camicia nera dell’ignoranza a organizzare raid,

con l’esito di finir stecchiti, basta un morso di zanzara, sul lettino di Freud. 

 

La nuova massa, senza nessuna forza, in attesa di un’accelerazione,

messa sotto esame recepisce i suoi modelli dalle riviste della televisione,

mossa da un’autostima sproporzionata all’effettiva entità neurale,

ite, missa est, dare estrema unzione, essendo massa tumorale.

 

Parlare con l’italiano medio è come dialogare con Luigi XVI,

un malato di anencefalia che sogna di risiedere alla corte dei Medici,

vivendo in Masters of Florence, la soap opera del Rinascimento,

ti costringe ad arrenderti al Magone come Lucio Cincio Alimento.

 

Con le generazioni del nuovo «me ne frego» dovremmo costruire la democrazia,

roba da sterminare l’homo sapiens sapiens con un attacco di epiżoozìa,

ci affideremo a un dettagliatissimo referendum deliberativo di protesta,

che obblighi i nostri concittadini all’uso della testa.

I DON’T CARE

 

For the last twenty years or so, ‘I don’t care’ has been back in fashion,

herds of brainless constipated people, all, in search of the rehabilitierung of ego,

brick by brick, in the black shirt of ignorance organising raids,

with the outcome of ending up dead, a mosquito bite away, on couch Freud’s. 

 

The new mass, without any strength, waiting for an acceleration,

placed under scrutiny receives its models from television magazines,

moved by a self-esteem disproportionate to its actual neural entity,

ite, missa est, giving extreme unction, being a cancerous mass.

 

Talking to the average italian is like talking to Louis XVI,

an anencephaly patient who dreams of residing in the Medici court,

living in Masters of Florence, the Renaissance soap opera,

forcing you to surrender to the Magone as Lucius Chinchus Alimentus.

 

With the new ‘I don’t care’ generations we should build democracy,

stuff of exterminating homo sapiens sapiens with an attack of epizootics,

we will rely on a detailed deliberative referendum of protest,

forcing our fellow-citizens to use their heads.

ASSALTO AI FORNI

 

Panem et circensens si chiede all’artista contemporaneo,

fare il buffone ai readings concede 15 minuti di successo estemporaneo,

leggono chilometri di versi, scritti in mezz’ora, con atteggiamento scafato,

declamerebbero anche versi in arabo se l’Isis instaurasse a Palermo un Califfato.

 

Leggono, leggono, leggono, tutta farina del loro infinito sacco

e noi, con la bavaglia, a subir sbrodolamenti da finire sotto scacco,

la regina, annoiata, è indecisa se scopare il re od un cavallo,

e il contemporaneo legge, legge, legge, senza concederci intervallo,

senza concedersi intervallo, tra una boiata e un’altra, senza mai essere appagato

deve menare a casa la michetta, ohi, da artista che vaneggia d’esser strapagato.

ASSAULT ON THE OVENS

 

Panem et circensens is asked of the contemporary artist,

playing the clown at readings grants 15 minutes of impromptu success,

they read kilometres of verse, written in half an hour, with a shrewd attitude,

they would also declaim verses in arabic if Isis established a Caliphate in Palermo.

 

They read, read, read, all the flour of their infinite sack

and we, with our gags on, to be subjected to their dribbling to end up in checkmate,

the queen, bored, is undecided whether to fuck the king or a horse,

and the contemporary reads, reads, without allowing us an interval,

without allowing himself an interval, between one bullshit and another, without ever being satisfied

he has to bring home the bread-roll, hey, as an artist who boasts of being overpaid.

IL BARBARO E LA PRINCIPESSA

 

A te che osservi con i tuoi occhi di bistro i miei malumori

mi disinneschi con un sorriso, mi neutralizzi con un amore

duraturo come una Compact Fluorescent Lamp,

diventando aeriforme, neon, argon, kripton,

forse è il kripton a disattivare le mie smanie da Superman,

e ti arrampichi sulla mia colonna vertebrale con zampine da gatta,

dissuadendomi dall’ingurgitare, dal bere, dal rissare, dallo smettere di scrivere.

 

Princeza romana, eu sou seu bárbaro,

continuo a mettermi canottiere bianche nelle mutande nere

a non lavare i piatti, a battere sui tasti,

meglio che lavare i tasti e battere sui piatti,

ti ho rapita in una scorreria sulle coste di Gaeta,

facendomi incantare da te, Circe tardomoderna,

capace di trasformare maiali in uomini,

il cuore del maiale è uguale al cuore umano,

tu sola l’hai capito, in vent’anni, con la tua spensieratezza insulinosa,

con le tue insicurezze, con i tuoi crolli antemestruali, col tuo viso interrogativo,

sempre in grado di spiazzarmi, mimo da piazza destinato a andare in piazza,

senza rimpiazzarmi.

 

Princeza romana, eu sou seu bárbaro,

senza tuttavia riuscire a dedicarti Odi barbare,

non sono attrezzato a odiare nessuno, o a mischiare metri,

– che facciamo, mezzo metro?- meglio la mia attitudine a duellare,

a rocambolare, mezzo Cyrano de Bergerac e mezzo Socrate,

sono convinto che mi preferisci intero, e a lunga conservazione,

non avendo la velleità della donna moderna

di trasformare il proprio uomo in un coglione.

THE BARBARIAN AND THE PRINCESS

 

To you who observe with your bistro eyes my discontents

you defuse me with a smile, you neutralise me with a love

as enduring as a Compact Fluorescent Lamp,

becoming aeriform, neon, argon, krypton,

maybe it’s the krypton that deactivates my Superman cravings,

climbing up my spine with catlike paws,

dissuading me from gobbling, from drinking, from brawling, from stopping writing.

 

Princeza romana, eu sou seu bárbaro,

i keep wearing white tank tops in my black underwear

not washing the dishes, banging on the keys,

better than washing the keys and banging on the dishes,

i kidnapped you on a raid on the coasts of Gaeta,

enchanted by you, late-modern Circe,

capable of turning pigs into men,

pig’s heart is equal to the human heart,

you alone have understood this, in twenty years, with your insulinous carefreeness,

with your insecurities, with your premenstrual breakdowns, with your questioning face,

always capable of disconcerting me, square mime destined to go bald,

without replacing me.

 

Princeza romana, eu sou seu bárbaro,

yet without being able to dedicate Odi barbare to you,

i am not equipped to hate anyone, or to mix metres,

– what shall we do, half a metre?- better my aptitude for duelling,

Ro rocamboling, half Cyrano de Bergerac and half Socrates,

i’m convinced that you prefer me whole, and long-life,

not having the ambition of the modern woman

to turn her man into an asshole.

 

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